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produced Ducoli.Gaffurini rec-mix-mast Cromo.Macwave
Studios sound engineers Gaffurini.Costola words.voice Ducoli keyboard.piano.armonium.programming Gaffurini music.programming Gaffurini artwork bOlivar pics MORANDINI (…) Ducoli e il Collettivo
PLK: 20 chilometri di paura musicale. Perché di un disco così? Cosa c'entra nella produzione del Ducoli? Lui è
sempre stato un “selvatico”, uno fuori dagli schemi, ma qui sembra uno davvero perso per sbaglio. Allegate al demo di preascolto una sola riga di descrizione: «Dimmi cosa ne pensi, a me piace.» Primo impatto: una pacchianata. E poteva anche
esserlo, almeno nell'idea, ma questi PLK
(?) si sono messi a giocherellare con moog, farfise, pianetti vari, oscillators,
sintetizzatori e altre cose così, quasi a voler suggerire arrangiamenti pensati che, tuttavia, sembrano addirittura ridicoli. Secondo impatto: perché cantarlo alla «ducoli», ma con suoni che non sono suoi? La sua voce, in brani come Apprendista
alchimista e Medici malati, si
conferma come una delle più ricche di personalità in questo povero panorama italiano (sempre più ricco di grandi maestri di dizione e pessimi studenti di grammatica), ma suona fuoriluogo. E la cosa
diventa ancora più evidente in un brano come La musica
dell'estate, con il benaugurante verso finale “io non voglio più cantare”…
un’apparente hit estiva cantata con strane e fuorvianti sfumature bluesey (un melange di critica,
amarezza, ironia, rabbia e dolcezza, che mette solo confusione). Terzo impatto: cosa vuole raccontare questo album?
Ci rinuncio. Brani come Gaia,
una sorta di grido ecologista più o meno sostenuto, che sembra fare il verso al secondo Battiato, ma anche al
Gabriel di Biko, o come Il consumo del suolo, un malriuscito Garbo
con garbo, o un’assolutamente infausto Faust'o, hanno il chiaro
obiettivo di denuncia sociale, ma il problema sta nel fatto che non si capisce da che parte stiano questi PLK: stanno accusando o si
autoaccusano? Quarto impatto: cose superlative, ma sufficienti? Mario
gregario e L'ultimo stronzo potrebbero stare benissimo nei dischi ‘70 di Jannacci, ma sembrano collocarsi meglio negli scatoloni d’autogrill. Ma forse è proprio perché in quegli scatoloni ci si trova anche la “platinum” di Enzo, che hanno voluto mettercisi anche loro (protesta? presunzione? sconfitta? boh?). Ultimo impatto: disco bocciato. Le canzoni Il
sopravvissuto e Il pericolo
sociale, una sorta di primo e secondo capitolo di tutto quello che credo si voglia raccontare in questo disco, sono blande, mollicce, ammuffite. Sembrano essere più un “j'accuse”
allo zola, che un vero e proprio atto d'accusa alla Zola. Chiusa: perché 20
km di paura? Un tentativo lirico, forse kubrickiano, che sembra
peggiore dei terrificanti tentativi dei nuovi “eroi” dell'indie italiano. L'unica cosa che mette davvero paura in questo album è la descrizione della piattezza della società attuale, peraltro osservata dall'interno, dalla stesa parte dei “cattivi”. Sembra quasi un'ammissione di complicità che tutti noi, volenti o nolenti, avremmo nei confronti di un mondo che ha sempre meno cose buone da salvare. E poi perché autoeleggersi
ad ultimi stronzi per poi suggerire che, in una classifica dei migliori coglioni, essere arrivati ultimi può non essere un brutto risultato? Alla fine di tutto: ricordando che si tratta del primo
album del Ducoli in cui non c'è traccia di romanticismo, almeno nel senso più immediato del termine, forse l'unico aspetto importante è che non serve scomodare Garbo, Battiato o Faust'o, proprio
perché questo disco ha una sua identità ben specifica… Ed è il
Nulla. (Maximilian Dutchman. RockGuru n. 2812. Lisbona, 11 marzo 2019) UN CORTO DA “PAURA” …. Un
colossal dal budget incalcolabile. Un
film che ha richiesto quasi 500 anni di preparazione. Un
cast epocale. Una
pellicola che vi farà domandare: "ma ha ancora senso andare
al cinema?". Ecco
le prime reazioni dei principali esponenti della cultura italiana e non: "Carino, ma si sente forte l'assenza di
Asia" (Dario
Argento) "Altro che Salem!" (Rob Zombie) "Prima e speriamo ultima volta senza
Pepita" (Michela
Brambilla) "Imperdonabile assenza di vomito" (Linda Blair) "Un bidello niente male" (Elton
John) "Fanno più paura le battute di Groucho" (Dylan
Dog) "Non cliccate quella porta" (Tobe Hoopper) "Tutti bocciati" (Maria
Stella Gelmini) "Quanti anni hanno le streghe?" (Silvio
Berlusconi) "La solita farsa sessista del Ducoli" (Concita
De Gregorio) "Una grande metafora della rivalsa
esistenziale di un universo femminile troppo a lungo calpestato da
biechi e mai risolti interessi metamaschili.
In un mondo sempre più distratto, contratto, costretto e sempre più
protetto nelle egoistiche logiche trasformative del sempre
cangiante comportamento umano, ecco un film che va oltre il
concetto stesso di film. Un universo sempre meno rivolto
ai naturali meccanismi dell'evoluzione del pensiero che qui
trova la migliore trasposizione di sempre. Un
Capolavoro" (Niky Vendola) "Il turbocapitalismo, qui proposto in un
riflesso sfacciatamente antimarxiano,
rigetta alle origini anche i più semplici capisaldi dello Hegel
degli inizi, riportando l'uomo a quei "secoli bui" che
caratterizzarono la metà centrale del millennio scorso. Un film da collocare nel
sottoscala della storia in uno di quei contenitori di cartone che,
speriamo presto, saranno destinati all'inceneritore
dell'Io. Più che decadente, scadente." (Diego
Fusaro) "Decisamente scolastico" (Ettore
Scola) "Li voglio tutti in trasmissione" (Fabio
Fazio) "Viene anche il bidello?" (Filippa Lagherbach) "Voglio la felpa del CFP di Edolo" (Matteo Salvini) "Non sempre le grandi opere sono un bene per
il paese" (Danilo Toninelli) "Io avrei usato una scure,
ma va bene anche la morsa" (Mauro
Corona) "Che spreco di ragazzi" (Cristiano
Malgioglio) "Il mio capolavoro VIVE!!! (Serafino) CREDITS:
Una
produzione CFP ZANARDELLI E FEBOFILMS La
canzone: L’APPRENDISTA ALCHIMISTA Testo:
Alessandro Ducoli Musica:
Gerardo Cardinale Produzione
artistica: Valerio Gaffurini, Ducoli, Cardinale Registrato,
mixato e masterizzato: Cromo Music (feb 2019) Alessandro
Ducoli: voce Gerardo
cardinale: flauti, prog., Trinity
Korg Samples. Valerio
Gaffurini: sound engineer, piano, progr. INTERPRETI:
Preside:
Denise Ravelli Bidello:
Alessandro Ducoli Professore
di informatica: Lino Spiritelli THE CREW:
Sceneggiatura,
regia: Wladimir Zaleski Assistente
alla regia: Giulia Filippini, Mattia Vogini Trucco
e Costumi: Giulia Filippini, Giuliana Moi Damiola Assistente
trucco e parrucco: Carla Garama,
Natasha Puller, Sara
Allegri Scenografia
e Effetti speciali: Giulia Filippini Assistenti Scenografi:
Francesco Gennaro - Ruben Fedriga Direzione
della Fotografia: Andrea Cominoli Montaggio:
Wladimir Zaleski Color
Grading: Stefano Bianchi Pierangelo
Taboni: Sound Design e musiche originali Assente:
Aiman Barikan Assistenti
operatori: Nicholas Baitieri, Moris
Bezushko Fonico
di presa diretta: Roberto Negri Elettricisti:
Davide Massoli, Davide Bonomi, Christian Moreschi Data
Manager: Daniel Panteghini Fotografi
di Scena: Giuseppe Poli, Christian Moreschi Video
Backstage: Moris Bezushko,
Silvia Mariotti, Monica Tognali,
Daniel Panteghini Si
ringrazia: L'Istituto
Meneghini e Dino Albertelli per il materiale da laboratorio
Giuliana e Boby Damiola
per gli arredi e i complementi
da laboratorio Andrea Domenighini e il
"Bistrò" di Breno
per l'alambicco LA
CLASSE "MORTA": Moris Bezushko,
Davide Bonomi, Ruben
Fedriga, Francesco Gennaro, Davide Massoli, Christian Moreschi,
Roberto Negri, Daniel Panteghini, Giuseppe Poli, Mattia
Vogini |
DUCOLI, Collettivo PLK 20 km di paura (2018) 1.
SONG
1 – 355 IL SOPRAVVISSUTO 2.
SONG
3 – 357 LA MUSICA DELL’ESTATE 3.
SONG
4 – 358 L’ULTIMO STRONZO 4.
SONG
6 – 360 LA DANZA DELLE NUVOLE 5.
SONG
9 – 363 IL CONSUMO DEL SUOLO 6.
SONG
361 – MEDICI MALATI 7.
SONG
12 – 366 L’APPRENDISTA ALCHIMISTA 8.
SONG
11 – 365 IL PERICOLO SOCIALE 9.
SONG
2 – 356 GAIA 10. SONG 13 – 367 MARIO GREGARIO IL
SOPRAVVISSUTO Tutto mi
sembrava normale Come quando
d’estate arriva un raggio di sole C’era un
po’ di gente strana Tutti
quanti distratti … tutte le persone Gente che
sembrava migliore Molto più
preparata per la nuova stagione Quella che
non la puoi capire Che ti
viene da dire “sono io il coglione” Le luci
della strada maestra Richiamavano
a festa … la popolazione Io vestito
come una troia Per
scacciare la noia del tuo carrozzone Dimmi se ti
serve qualcosa La mia
collezione di parabole nuove So che sei
a posto con tutto Ma ti posso
fornire una sistemazione Sì che sono
quello normale Sono io il
condannato a non sentirsi mai male Dimmi che
hai bisogno d’amore Che ti
serve capire … io non posso mentire Tutto è
come sempre normale Come quando
d’estate passa via il temporale Tutta
questa gente è strana Tutti
quanti strafatti … tutte le persone … Io non sopravvivo all’amore … Io non sopravvivo al rancore … LA
MUSICA DELL’ESTATE Musica di
merda dalle radio del mare Tutti che
non sanno più cosa cantare Dammi
qualche idea perché mi voglio sentire L’onda che
si ferma sulla spiaggia a pensare … io e te Siamo come
i pesci della palla virtuale Io vorrei
sapere cosa dicono loro Siamo come
insetti dello stesso alveare Dimmi che
stanotte resteremo da soli … … la musica
in offerta per coprire il rumore Mentre
tutto il mondo è sulla tangenziale Noi che siamo
fatti per riuscire a volare Siamo tutti
in fila … pronti per decollare … io e te Siamo come
i fiori … siamo stagionali Io vorrei
capire cosa abbiamo da dire Siamo come
il sole … siamo isole al mare L’onda
siamo noi che siamo fatti di sale La musica
che arriva dalle radio del mare Tutti che
vorrebbero provare a ballare Dammi
qualche bacio … voglio ricominciare Tutti lo
dovrebbero davvero sapere … io e te Io non voglio più ascoltare … Io non voglio più cantare … L’ULTIMO
STRONZO Sono ancora
quello che ha bisogno di soldi Ho pagato
da bere a tutto quanto lo stadio Dove sono
andati i miei amici migliori Sono sempre
da solo … sono l’ultimo stronzo Mi hanno
anche fermato … tutta gente cattiva Sembravano
sicuri della mia normativa Gente
delusa… vestita di azzurro Come il
principe Ambrocio della televisione … ieri sono
andato a fare quello più bravo Tutta gente
buona e io che li ascoltavo Poi si sono
accorti che non posso pagare E tutti mi
hanno detto «puoi andare a cagare» Oggi vorrei
essere lasciato un po’ stare Non per un
motivo … non mi devo curare Devo
calcolare … devo chiedere al cane Come posso
fare a ripulirmi le vene Ma sono
ancora quello che ha bisogno di soldi Per pagare
da bere a tutti i miei salvatori Ma voi che
siete ancora i miei amici migliori Siamo
sempre da soli … come l’ultimo stronzo La noia si uccide la gente normale Quegli altri … li lascia campare La noia diverte tutto il Quirinale Quegli altri non li lascia mai stare IL
CONSUMO DEL SUOLO Stavo
passeggiando tra cemento e silenzio Ieri c’era
solo il rumore Stavo
sorseggiando la mia sigarettina Ma oggi si
respira male L’anno
passato mi sembrava migliore Che noia
quando tutto è normale La
speculazione contro la malattia Divoriamoci
la Lombardia Hanno messo
le luci, sono quelle migliori Hanno detto
che risparmiano aria Tutti a
fare giorno quando arriva la sera Sopra tutti
quei parcheggi scuri Milioni di
kilometri non sono un cazzo Niente che
ci possa fermare Tutti che
al più presto lo dovranno capire Com’è che
le cose adesso devono andare La neve in
estate … il sole d’inverno Siamo come
quelli che vivranno in eterno Non posso
condividere una faccia di merda Ma lasciami
da solo … e chi se la ricorda Oggi si
passeggia tra cemento e silenzio Oggi non si
sente il rumore Voglio
stare solo … perché voglio fumare Perché oggi
mi respiro il pensiero Bello questo mondo astrale … bello il mondo
criminale MEDICI
MALATI Succede di
passare il pomeriggio … a non fare un cazzo Succede che
ti viene quella voglia … di non fare proprio un cazzo Succede che
ti arrivano nemici … che ti chiamano pazzo Succede che
ti drogano il cervello … per chiamarti pazzo Succede che
ti chiedono dei soldi … e … grazie al cazzo Succede che
ti lasciano da solo … con in mano il pezzo Succede che
non sanno cosa fare … perché tu sei storto Succede che
ti rubano l’idea … perché sei già morto Io mi sono
rotto i coglioni … delle tue novità Io mi sono
rotto i coglioni … e non più una novità … Io mi sono
rotto la vita … delle vie d’uscita Io mi sono
rotto le dita … degli escamotage Gli
antropofagi massoni ci controllano la festa Ci
accarezzano i maroni con la bella frusta I cannibali
rituali sono sempre tutti uguali Odiano le
cose normali perché siamo maiali Viva tutta questa follia … tutta questa pazzia Viva la malattia … zio L’APPRENDISTA
ALCHIMISTA Metti nella
pentola ginepro e napellus Mettici un
veleno che non possa far male Metti nel
mortaio foglie di stramonium Metti un
po’ di lingua … quella del demonio … Io vorrei
sperimentare … i metodi che servono al cuore Metti nella
pipa l’erba che tornabuona Metti nel
bicchiere distillato di ragno Mettici la
polvere che porta saturno Metti
quattro ali di una sfinge notturna … Io vorrei
sperimentare … i metodi che servono al cuore Mettici una
pietra ricaduta da marte Mettici una
parte della luce di cielo Metti
quattro zoccoli e un punta di pelo Metti la
misura … dell’arte oscura … Io vorrei
sperimentare … i metodi che servono al cuore Metti la saliva
di una salmandra Mettici le
unghie di lucertola verde Metti i
funghi rossi della mezza luna Metti i
prigionieri chiusi nella cantina Metti la
scintilla che hai rubato al fuoco Metti la
cicoria delle terre bruciate Mettici più
cuore nel mischiare le cose Mettici una
punta di metalli preziosi … Io vorrei
sperimentare … i metodi che servono al cuore Metti
quattro petali di ombrello stellatum Metti
cinque gocce di macello vietato Mettici le
nuvole del grande deserto Mettici una
dose della spezia incerta IL
PERICOLO SOCIALE Siamo tutti
bravi noi … i migliori che si possono avere Noi che
siamo quelli che la sera se ne vanno a dormire Siamo bravi
a dimenticare … siamo bravi a condannare Noi che
siamo ancora i migliori a fare finta di ascoltare Siamo noi
l’educazione … la migliore soluzione Noi la
modificazione dell’evoluzione Siamo come
la presunzione … padroni della devastazione Quelli che la
sanno più lunga senza avere ragione Siamo come
il carnevale … siamo le comete a natale Siamo
diventati le puttane che si fanno pagare Tutti
quanti in connessione … gli arruolati del plotone Siamo
diventati gli acrobati del Circo Mondiale Guarda come
siamo perfetti … tutta gente senza difetti Siamo la
gioconda baldracca sotto il Ponte Baracca Mentre
tutto si trasforma … siamo noi la distruzione Siamo
l’anarchia globale … senza rivoluzione Io ti voglio dimenticare … sì ti voglio
dimenticare Perché tu sei diventato il pericolo sociale GAIA Piccola
bambina dalle guance d’oro Piccola
creatura dai capelli neri Piccolo
diamante … tutta chiara e scura Piccolo pensiero
che non ha mai paura Anima
votata a regalare amore Anima
dipinta del mio stesso colore Anima
sospesa che ha imparato a volare Anima
sincera che non la puoi mentire Splendida
misura delle cose sincere Splendida
signora … vuoi ballare ancora Splendida
figura, luce dell’aurora Splendida
calura della mia primavera Fragile
pianeta che ha bisogno di sole Fragile
cometa … disegnata a scuola Fragile
farfalla … sei la venere pura Fragile e
indifesa … dolce l’arcobaleno Terra madre ferita … terra nera bruciata MARIO
GREGARIO Guarda che
non è obbligatorio Non la
vuole nessuno tutta questa schifezza Io conosco
bene Mario … non gli piace per niente Tutta
questa tristezza … Lui ha
navigato sui mari Ha
costruito le ali per cambiare la rotta Dice “non
ci sono più dubbi Che le cose
migliori erano quelle di ieri” Guarda che
non serve capire Che il
progetto P2 è diventato normale Perché
Mario si diverte con niente Dice che
bestemmiare non gli viene mai male Mario dice
che la nazione Sta morendo
di noia istituzionale Vuole
godere … vuole fare all’amore E tutti lo
dovrebbero fare Dice che ci
aveva avvertiti Ma eravamo
distratti e non l’abbiamo sentito Mario non è
si è fatto fregare … E diventato qualcuno all’emisfero
australe Adesso è
diventato importante… Dice che
non gli serve … se lo vuole la gente Si è
trovato qualche morosa Ma sia mai
che una volta che qualcuna lo sposa Oggi l’hanno visto partire … L’hanno visto scappare che sembrava volare Credo si sia rotto i coglioni Di restare a sentire tutti questi santoni |
Ducoli’s web site © feb 2007. For any contact: ducoli.71@gmail.com |